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Bonus affitto giovani 2023
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Come ottenere fino a 2000€ con il Bonus Giovani affitti 2022-2023

Buone notizie per gli under 31 che stipulano un contratto di locazione con una detrazione del 20% sul canone!  Il Governo interviene a favore del mercato immobiliare introducendo il nuovo bonus affitto giovani, previsto dall’articolo 1, comma 155 della legge di bilancio 2022, finanziato con il Fondo Affitti Giovani.   Dunque, l’agevolazione introdotta nel 2022 continua ad essere in vigore anche nel 2023. Il suo funzionamento, alla luce delle modifiche normative, è stato chiarito il 1° aprile 2022 dall’Agenzia delle Entrate che ha spiegato i cambiamenti su requisiti e durata. Cos’è e come funziona il bonus affitto 2023 per i giovani under 31? La misura varata dal Governo permette ai ragazzi di età compresa tra i 20 e i 31 anni (non compiuti) di ottenere una detrazione dall’imposta lorda di 991,60 euro per i primi quattro anni della durata del contratto di locazione. Se superiore, si potranno ottenere fino a 2.000 euro di detrazione irpef per i primi quattro anni pari al 20% dell’ammontare del canone pagato.  Per chiarire i criteri di valutazione dell’importo della detrazione analizziamo due scenari: SCENARIO A: il canone annuo stabilito è di 10.800 euro (quindi, 900 euro al mese). In questo caso il locatario ha diritto alla detrazione massima di 2.000 euro, poiché il 20 per cento di 10.800 euro, pari a 2.160 euro, supera l’importo massimo riconoscibile come detrazione. SCENARIO B: il canone annuo è fissato a 4.200 euro (ovvero, 350 euro al mese). In questo caso il bonus che spetta al locatario è quello della misura minima di 991,60 euro, poiché il 20 per cento di 4.200 euro, pari a 840 euro, è inferiore all’importo minimo riconoscibile. Ovviamente, gli importi della detrazione dovranno essere rapportati al numero dei giorni nei quali l’immobile è stato adibito a residenza del locatario a partire dal 2022 per un massimo di quattro anni. Quali immobili in affitto danno diritto alla presentazione della domanda per ottenere il bonus giovani? I richiedenti possono presentare domanda solo nel caso in cui l’immobile, adibito a residenza del locatario, è diverso dalla casa principale dei genitori o di coloro cui sono affidati dagli organi competenti ai sensi di legge. Contrariamente alle misure in vigore fino al 2021, con questo nuovo bonus giovani il beneficio è applicabile sia il contratto di locazione riguarda non un’intera unità immobiliare, ma anche nel caso in cui questo riguardi solo una parte della stessa, ad esempio una singola stanza. Nel caso in cui il contratto di locazione sia stipulato da più locatari, la detrazione verrà suddivisa in base ai cointestatari del contratto di locazione dell’abitazione. Qualora solo uno abbia i requisiti di età previsti dalla norma, solo quest’ultimo potrà fruire della detrazione prevista dal bonus affitti esclusivamente per la sua quota. Quali sono i requisiti per ottenere il bonus giovani affitto 2023? Come stabilito dalla Legge di Bilancio la detrazione si applica se si hanno i seguenti requisiti: La detrazione, come stabilito dall’articolo 38 della Legge di Bilancio 2022, non si applica se: Come e dove presentare la richiesta del bonus affitto giovani? L’agevolazione verrà corrisposta in forma di detrazione IRPEF, che potrà essere fruita tramite la dichiarazione dei redditi sotto forma di credito d’imposta per l’anno successivo. La dichiarazione dei redditi va presentata ogni anno direttamente online o rivolgendosi a Centri di assistenza fiscale (Caf), professionisti abilitati o al sostituto d’imposta (cioè al proprio datore di lavoro). Registra il contratto di locazione online! Evita sanzioni registrando il contratto tramite il servizio telematico di LocazioniWeb. Registra il tuo contratto

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L’ Attestato di Prestazione Energetica (APE)

APE: cos’è? Se ti sei interessato alla compravendita o alla locazione di un immobile, ti sarai sicuramente imbattuto in questa sigla: APE, acronimo che indica l’Attestato di Prestazione Energetica. Ma di cosa si tratta esattamente? Sinteticamente, l’Attestato di Prestazione Energetica descrive e certifica, secondo determinati parametri, quanto un immobile è efficiente da un punto di vista energetico. La legge che regolamenta gli Attestati di Prestazione Energetica è la 90/2013, legge di conversione del Decreto Legislativo 63 del giugno 2013. Il decreto del primo ottobre 2015 ha reso attuative le nuove linee guida nazionali per quanto riguarda l’APE. Quando un professionista rilascia il certificato APE, infatti, si basa su requisiti esterni all’edificio stesso, come, ad esempio, la posizione in cui si trova, ma soprattutto su requisiti propri dell’immobile, cioè, nella fattispecie, la presenza di impianti che soddisfano criteri di abitabilità e vivibilità della casa, o anche la capacità di isolamento termico dell’immobile stesso. Come funziona l’APE? L’Attestato di Prestazione Energetica viene rilasciato da professionisti abilitati, i certificatori energetici, che devono essere regolarmente iscritti ad un albo previsto dalle norme in materia che sono state redatte a livello regionale. Laddove mancasse una normativa regionale in tal senso, ci si attiene alle linee guida Nazionali, le quali prevedono che i certificatori energetici siano tecnici abilitati alla progettazione di edifici e di impianti. Questo significa che, qualora previsto, puoi richiedere il tuo attestato APE a un architetto, un ingegnere o un geometra. Di seguito, una tabella riepilogativa per le varie regioni:   Gli albi dei certificatori energetici Il certificatore La nomina del certificatore spetta al proprietario dell’immobile. Se stai costruendo un nuovo immobile o ti appresti ad una ristrutturazione importante, devi nominare il certificatore prima dell’inizio dei lavori e comunicarlo nella documentazione prevista. Il certificatore si occupa di reperire i dati catastali dell’immobile e, successivamente, dovrà operare un sopralluogo nell’immobile. Attenzione, il sopralluogo è obbligatorio per termini di legge. Questo avviene perché il certificatore deve provvedere all’analisi degli infissi, delle strutture isolanti, del corretto funzionamento degli impianti, e così via. Una volta effettuato il sopralluogo, il certificatore, sulla base dei dati, provvede al calcolo dell’indice di prestazione globale tramite software approvato dal CTI (Comitato Termotecnico Italiano). Una volta finito questo processo, meno lungo di quanto si possa pensare, il certificatore assegnerà al tuo immobile un punteggio di efficienza. La scala energetica La scala va dal risultato di efficienza minima, ovvero una G, ad un grado di prestazioni ottimali da un punto di vista energetico, ovvero A4. Ovviamente, maggiore è il punteggio ottenuto dall’immobile, più alto potrà essere il suo valore sul mercato. In passato, si poteva ovviare all’APE nel caso di edifici di classe G con una autodichiarazione. La norma non è più in vigore. Dovete, dunque, necessariamente ricorrere ad un certificatore autorizzato. Durata dell’APE Va notato inoltre che l’Attestato di Prestazione Energetica non è, come facilmente intuibile, un certificato perenne. Dal momento che la qualifica che riporta si riferisce a una situazione momentanea, e per la stessa natura degli elementi certificati, che sono in continua evoluzione, l’APE ha di norma validità decennale. Nota bene, tuttavia, che l’APE può non avere necessariamente durata decennale. Il certificatore deve prima appurare che l’immobile sia in regola con le normative sul risparmio energetico. Se così non fosse, il certificatore può decidere di rilasciare l’APE ma senza conferirgli la validità massima. In questo caso, il tuo attestato sarà valido fino al 31 dicembre dell’anno successivo. Puoi facilmente verificare la data di scadenza del tuo Attestato di Prestazione Energetica guardando la data di scadenza posta in alto a destra sul modulo, subito dopo il codice identificativo. L’APE è obbligatoria? Dal luglio del 2009 l’Attestato di Produzione energetica è obbligatorio per quanto riguarda la compravendita di immobili. Dall’anno successivo, l’obbligo si è esteso anche alle locazioni. Ma vediamo i casi più frequenti in cui corre l’obbligo di redigere l’APE. Nel caso in cui compri o acquisti un edificio, l’attestato deve essere sempre presente. Lo stesso vale nel caso in cui ci fosse un atto di donazione; PER AFFITTO E LOCAZIONE DI UN IMMOBILE. In caso di locazione di singola unità immobiliare, non è obbligatorio allegare l’APE per la registrazione del contratto di locazione. Tuttavia, è necessario inserire nel contratto una clausola con la quale il conduttore dichiara di aver ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell’attestato, relativa all’attestazione della prestazione energetica degli edifici (Articolo 6, Dlgs 19 agosto 2005 n. 192); Gli annunci immobiliari, a partire dal 1° gennaio 2012, siano essi relativi a vendite o affitto, devono riportare la classificazione APE dell’immobile in oggetto. Oltre alla classe energetica, l’annuncio deve anche riportare l’indice di prestazione energetica relativa (EPgl), espressa in Kwh/mq anno. Diffidate, quindi, di quegli annunci che non recano chiaramente la classe energetica dell’immobile; Se costruisci casa nuova; Se ristrutturi casa, ma solo nel caso in cui la ristrutturazione coinvolga più del 25% della totalità del tuo appartamento; Se rinnovi gli impianti termici, di climatizzazione o le strutture di isolamento. Nel caso in cui aveste una costruzione rustica o un rudere, purché chiaramente indicato, l’APE non risulta essere indispensabile. Lo stesso dicasi per edifici esclusi dalle categorie classificate sulla base della destinazione d’uso. Ci riferiamo a quegli immobili il cui utilizzo standard non prevede l’installazione e l’impiego di sistemi tecnici di climatizzazione: box auto e autorimesse, cantine, locali adibiti a deposito, e così via. Se proprio non volete pagare per il rilascio del vostro attestato di prestazione energetica, prendete lo status di chiesa, poiché sappiate che ne sono esenti gli edifici adibiti a luoghi di culto e allo svolgimento di attività religiose. Sanzioni Fate molta attenzione, perché nel caso in cui l’attestato dovesse essere assente le penali da pagare sarebbero onerose. In base alle casistiche si va da un minimo di € 500 (annunci non corredati di classe energetica e EPgl) fino ad un massimo di € 18.000 (vendita di immobile sprovvisto di APE). Per quanto riguarda le locazioni, nella fattispecie, il locatario rischia, nel caso in cui affitti un immobile senza relativo APE, da € 1.000 fino ad € 4.000 di sanzioni. La sanzione non esime comunque dal fornire l’appartamento di APE, dopo aver pagato la multa. Anche i certificatori possono essere

contratto a canone concordato
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Contratto di locazione a canone concordato: tutto quello che devi sapere

Se si è in procinto di prendere in affitto di un immobile bisogna fare molta attenzione al tipo di contratto che verrà stipulato con il locatore. Infatti, esistono tipologie diverse di contratti di locazione e non tutti strutturati allo stesso modo: ad esempio, esistono contratti con durata più o meno breve, con destinazioni o finalità diverse. In questo articolo analizzeremo a fondo tutte le tematiche e le differenze, relative ai contratti di locazione abitativi a canone libero o a canone concordato. Il contratto a canone libero, non prevede alcun vincolo legato all’importo del canone che le parti, quindi, possono determinare liberamente. Naturalmente, se stipulato tra privati, al di la dell’esigenza abitativa che soddisfa (studenti, famiglia, transitorio, ecc) consente di avvalersi della “cedolare secca”. Il contratto a canone concordato, invece, va stipulato attendendosi rigorosamente ai contenuti civilistici determinati tra le associazioni di categoria, di proprietari e gli Inquilini, che hanno sottoscritto l’accordo territoriale (come previsto dal D. M. ministero infrastrutture e trasporti del 16 gennaio 2017) relativo al comune dove è ubicato l’immobile. Scarica gratuitamente il contratto di locazione a canone concordato LocazioniWeb ti supporta nella registrazione del contratto in modo semplice, veloce e sicuro! Scarica il modello Cos’è il contratto a canone concordato e quali sono i requisiti per accedervi La legge n. 431/1998 spiega come funziona il contratto d’affitto a canone concordato e quali sono i requisiti generali. In particolare, nell’articolo 2 al comma 3 si stabilisce che, in alternativa ai contratti d’affitto a formula libera (conosciuti anche con il nome di “contratti 4+4”), quelli a canone concordato prevedono che il prezzo della locazione sia fissato secondo quanto previsto dagli accordi locali delle organizzazioni della proprietà edilizia e delle organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative. Ciò significa che le parti possono accedere al contratto agevolato stipulando contratti di locazione dove si potrà definire il valore del canone. Locazione: durata del contratto a canone concordato  I contratti a canone concordato prevedono la formula 3+2. Ciò significa che, se si sceglie di stipulare un contratto a canone agevolato questo non può avere durata inferiore a tre anni. Inoltre, alla prima scadenza del contratto, il contratto verrà prorogato di diritto per due anni. Ovviamente il locatore avrà la facoltà di disdetta solo se intende adibire l’immobile agli usi, effettuare opere di ristrutturazione o vendere l’immobile. Arrivati alla scadenza del periodo di proroga biennale ciascuna delle parti, il locatore o il conduttore, ha diritto di attivare la procedura per il rinnovo a nuove condizioni, se si vuole proseguire con l’affitto. Se invece non si vuole più affittare, si opterà per la rinuncia al rinnovo del contratto comunicando la propria intenzione con lettera raccomandata da inviare all’altra parte almeno sei mesi prima della scadenza.  Attenzione, in mancanza della comunicazione prevista entro i termini, il contratto verrà “tacitamente rinnovato” si considera come nuovamente stipulato, per cui si ricomincerà con la prima durata triennale (o maggiore). Attenzione, le proroghe, seppur “automatiche, sotto il profilo civilistico, non lo sono sotto il profilo amministrativo, per cui va comunicata la proroga all’Agenzia delle Entrate. Agevolazioni fiscali, dalla cedolare secca alla riduzione IMU e TASI: ecco perché il contratto a canone concordato è vantaggioso Sono molti i motivi per cui scegliere di stipulare un contratto di locazione a canone agevolato, sia per il proprietario dell’immobile, sia per l’inquilino.  Per il proprietario l’affitto con contratto a canone concordato è conveniente per i vantaggi che derivano dalle detrazioni fiscali: Anche per l’inquilino sono previste agevolazioni ai fini IRPEF se viene stipulato un contratto a canone concordato, essendo intestatario del contratto e dichiarando di avere come sua abitazione principale l’immobile oggetto del contratto.  Come si calcola il canone concordato Il canone di locazione dell’unità immobiliare da affittare viene calcolato in base ai parametri contenuti nei vari accordi definiti in sede locale tra le organizzazioni dei proprietari e quelle degli inquilini, Infatti, per ciascuna zona Comunale si avrà un valore minimo ed un valore massimo del canone di affitto applicabile per l’immobile di quel comune.  Certificazione dei contratti di locazione a canone concordato Dal 2017, a seguito del D.M. 16 gennaio 2017 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, tutti contratti a canone concordato vanno “certificati” mediante l’apposita asseverazione di rispondenza, laddove non siano contratti stipulati direttamente con l’assistenza delle associazioni che hanno sottoscritto il relativo accordo territoriale.  Registra il contratto di locazione online! 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